L’ARTE DELLA LANA E DEI TESSUTI NELLA CITTA’ DI PIETRA
L’Arte dei Lanai aveva a Gubbio un prestigio particolare, il quale si legava strettamente non solo all’Arte in sé, con il suo patrimonio condiviso di saperi e di professionalità, ma anche a delle famiglie, a dei casati depositari di tradizioni e segreti accumulati nel corso dei secoli. Elemento essenziale per lo svolgimento delle attività afferenti all’Arte della lana era l’acqua, con la sua forza motrice, abbinata a quella degli animali, forza che trovava applicazione nel complesso reticolo di canali e mulini che insistevano tanto nel nucleo urbano quanto in quello immediatamente limitrofo, adiacente le mura, e nel contado. Il primo accenno esaustivo all’esistenza dell’Arte della lana in Gubbio, è datato 27 dicembre 1326, giorno, mese ed anno in cui l’Arte in questione riceve il vessillo ufficiale nelle mani del Gonfaloniere e del Capitano. Nella Gubbio trecentesca, quindi, il sodalizio corporativo della lana e della tessitura conosce una prosperità forse mai più eguagliata nel corso del tempo: una Matricola del periodo, a noi pervenuta, menziona ben 150 lanai attivi. Il Comune proteggeva rigorosamente la loro opera, con onori ed oneri conseguenti: non si potevano – ad esempio – dare in pegno lana o lavorazioni effettuate con la medesima materia prima (“lana vel bombicem bactutum vel storcolatum seu filatum”), ma quando, durante la peste del 1348, alcuni lanai e guarnellai (artigiani creatori di vestiti e sottane in bambagia ed altra materia prima) si rifiutarono di contribuire alla realizzazione di indumenti per rivestire il corpo di S. Ubaldo, il Consiglio comunale ordinò che fossero prese misure efficaci per garantire l’introito delle necessarie somme. La filiera della lana era presente nella nostra Città in maniera completa, con tutte le fasi, dal prodotto grezzo alla realizzazione di abiti, ornamenti, oggetti di varia natura, passando per le tappe intermedie della tessitura e della tintura. Nel 1349, ad un anno dallo scoppio della rovinosa epidemia di peste che ogni annale storico ricorda, tra le merci tassate in entrata a Gubbio, nella cintura urbana, figuravano:
- Il guado (erba denominata Isatis tinctoria, dalla quale si ricavava un pigmento di colore blu adatto alla coloritura dei tessuti).
- Lo scotano (popolarmente noto come albero della nebbia, con nomenclatura scientifica Cotinus coggygria, dava un’essenza di colore giallognolo).
- Panni francesi, milanesi, canovacci folignati, spoletini, guanti e coloranti vari, nonché la diffusissima lana matricina viterbese, regina delle lane di importazione eugubina, robusta e di pelo lungo, contrapposta alla più morbida lana agnellina.
In Via dei Consoli, precisamente sulla facciata dell’edificio situato a sinistra, salendo verso il Palazzo del Bargello (all’altezza del civico 15), incontriamo un’interessante testimonianza della presenza dell’Arte della Lana: un ovino scolpito in pietra, inscritto in una cornice ottagonale (foto 1). Partendo da quest’evidenza, attraverso un intrico di vie e vicoli, giungiamo al nucleo centrale delle attività legate alla produzione ed al confezionamento della lana e dei tessuti: esso era compreso nel vicus afferente al Quartiere di San Giuliano, oggi parte integrante dell’area di San Giovanni, nella porzione compresa fra le odierne Via Piccardi e Via della Repubblica. Ancora oggi, in questo fazzoletto di terra esistono due vie, Via delle Conce (foto 2) e Via dei Battilana (foto 3), che ricordano alcuni momenti fondamentali dell’attività degli opifici lanieri e, allargando il quadro concettuale, anche di quelli del cuoio. Non è un caso che le Chiese di San Giuliano e San Giovanni Battista (foto 4) siano stati riferimenti importanti anche per l’Arte dei Sarti (affine a quella dei lanai) che nella prima aveva alcune reliquie e nella seconda, nel XV secolo, un vero e proprio altare, poi spostato nel 1588 a Santa Maria dei Servi al Corso. Passando per Via della Repubblica, all’odierno civico 4, si può vedere un edificio che, un tempo, ospitava la residenza dei tintori Brozzi (foto 5); poco più in alto, seguendo il corso della menzionata Via, si incontra la residenza storica di un’altra importante famiglia di mercanti legati ai commerci lanieri: quella dei Paoli, un ramo della quale emigrò in Corsica, terra ben nota anche all’illustre famiglia, sempre eugubina, dei Fabiani, che lì facevano affari d’oro…proprio con la lana! Per aggiungere un’ulteriore notizia di vivo interesse, precisiamo che l’odierna arteria denominata Via della Repubblica, un tempo era Via Paoli (foto 6). Riferimento fondamentale per gli artigiani della lana era poi la Chiesa di Santa Croce del Mercato, situata accanto all’attuale farmacia comunale, nella porzione occupata da Via Cavour. Qui, nel 1599, esisteva un altare eretto dall’Arte, la prosperità della quale consentì anche la costruzione della Chiesa di Santa Maria dei Battilana. Salendo fino a Via XX Settembre attraverso Via della Repubblica e la scalinata di Via Lucarelli, troviamo un nucleo storico di reminiscenze che ci conducono fino al XIX secolo, ovvero alla dimensione temporale nella quale l’artigianato acquista connotati industriali: è il caso del palazzo che ospitava il lanificio fondato dalla famiglia Scavizzi, nelle vicinanze dell’odierno Hotel Bosone. Spostandoci verso Palazzo dei Consoli e visitando il Museo civico che si trova nei suoi locali, possiamo ammirare un dipinto, attribuito a Jacopo Bedi (XV secolo), tra l’altro Console di Gubbio per il Quartiere di San Giuliano, nel quale sono ritratti i membri della Confraternita dei Bianchi, che presentano ai sacri personaggi bambini in fasce e fanciulli abbandonati: i cosiddetti esposti. Al di sotto della raffigurazione principale, compaiono scene di assistenza ambientate proprio nel loggiato (di cui parleremo a breve) presente nella piazza eugubina del mercato, dove aveva sede l’Ospedale di Santa Maria. Procedendo verso il Quartiere di San Pietro, e lasciando quindi la parte superiore della Città, ci imbattiamo nella Chiesa di Santa Maria Nuova in Via Savelli della Porta: qui è presente la magnifica Madonna del Belvedere, affresco realizzato dal pittore gotico Ottaviano Nelli su committenza del ricco tintore Antonio di Muzio o Mucciolo di Angeluccio. L’opera, tripudio di colori, dorature e decorazioni, fu eseguita nel 1403 o comunque agli inizi del XV secolo ed in essa sono ritratti, rispettivamente a sinistra e a destra, un’ignota donatrice ed Antonio di Muzio. Secondo alcune ipotesi formulate, l’icona femminile (presentata da un angelo al cospetto del Signore) doveva essere la consorte del tintore, morta in giovane età, la cui persona potrebbe identificarsi nell’eugubina Ilaria del Carretto (foto 7-10).
Scendendo ancora più in basso, incontriamo i luoghi che ospitarono, per lungo tempo, i cosiddetti tiratoi: impianti, spesso massicci, i quali garantivano la stenditura e tiratura della lana al fresco, venendo in aiuto, dunque, tanto ai lanai quanto ai tintori. Nella zona che andava dalla Porta di San Pietro e dal torrione afferente fino al Ponte del Marmoreo ed alla Piazza del Mercato si contavano, nel 1377, ben 37 tiratoi. La lana, prima conciata e gualcata, al fresco si asciugava e, opportunamente tirata, acquistava dimensioni e forme desiderate. In quest’area i tiratoi (o tiratori, nella forma italiana arcaica) domineranno la scena, fino al momento della costruzione della sopraelevazione delle logge nel XVII secolo, opera questa che veniva a soddisfare l’esigenza di avere tiratoi coperti, che proteggessero dalle intemperie le lane ed i tessuti (foto 11). Sede dell’Ospedale di Santa Maria fin dal XIV secolo, l’area del portico del loggiato conobbe decisive evoluzioni nel corso del tempo: nel 1505 si unirono, all’Ospedale presente, altri ospedali cittadini e, quindi, l’edificio ospitò quello che venne chiamato “Spedal grande”, attivo fino al 1628. Anche da questo punto di vista, risalta la ricchezza conseguita dagli artigiani della lana, i quali divennero centrali nel quadro della carità ed assistenza proprio in virtù delle loro cospicue sostanze. Non è un caso che, nel 1402, proprio l’Arte della Lana ricevette il permesso pontificio di ricostruire, nella stessa area della quale andiamo trattando, l’Ospedale di Santo Spirito. Sulla facciata del complesso del loggiato spiccava, ed ancora ai nostri tempi rimane, un affresco con la Madonna tra i Santi Pietro e Paolo del 1473, opera di un allievo del Nelli. La crisi del settore laniero provocò, nella metà del ‘600, l’arresto dell’attività dei tiratoi coperti delle logge e a nulla valsero gli sforzi, pur generosi, del Vescovo Angelelli per risollevarne le sorti. Di fronte alle logge dei tiratoi, possiamo ammirare la Chiesa di San Francesco sull’area nella quale, un tempo, insisteva la proprietà della famiglia Spadalonga, tradizionalmente legata all’attività laniera ed ai suoi commerci (foto 12). Questo storico casato fu anche il primo ad ospitare e rifocillare San Francesco, che aveva da poco tempo lasciato la casa paterna ad Assisi con i relativi agi; gli Spadalonga tesserono inoltre, nella loro bottega, per San Francesco, il saio di bigello che accompagnerà il Santo nella sua predicazione per tutta la vita e diverrà il modello di abito anche dei suoi confratelli. Nelle adiacenze di quest’area, si trovava un tempo la cinta daziaria della Città, poi abbattuta con la Porta Marmorea nel XIX secolo (foto 13). Qui dovevano passare, tra le altre merci, anche le partite di lino e cotone, largamente presenti negli opifici eugubini, con fonti di approvvigionamento sicure e stabili: per quanto riguarda il cotone, il rifornimento era garantito, al netto di brevi periodi di subbugli e difficoltà, dalle direttrici pugliesi, calabresi e mediorientali, con la preziosa mediazione di Venezia, la quale col nostro territorio aveva legami molteplici e profondi.






















