IL MONTANO DI COSTACCIARO

STORIA E FUNZIONAMENTO DELL’ANTICO FRANTOIO DELL’OLIO

Nella sua Naturalis Historia, Plinio il Vecchio attesta come, già in epoca romana, un olio chiamato “(oleum) herbacium”, venisse prodotto nell’Eugubino e venduto lungo la Via Flaminia (“herbacium quoque, quod Iguvini circa Flaminiam viam vendunt” (N.H. XXIII, 95). Non sappiamo, però, con certezza, se quest’oleum fosse olio d’oliva o, più probabilmente, un unguento medicamentoso, fatto d’erbe selvatiche o coltivate.

Poco o nulla ci è stato, inoltre, tramandato, dai documenti, circa la coltura dell’ulivo, dalle nostre parti, in epoca medioevale, mentre, stando ad attendibili testimonianze orali popolari, essa dovrebbe essere stata più largamente diffusa, nelle nostre zone, dai Montefeltro, duchi di Urbino nel XV e XVI secolo.

Uno fra i più grandi e antichi frantoi oleari dell’Umbria, databile, forse XVII-XVIII secolo, si conserva proprio a Costacciaro, sulla porzione meridionale del cui colle erano, un tempo coltivati, ed intensivamente, gli ulivi, come attestano chiaramente fotografie degli inizi del “900. In questi anni, “Il Montano” risultava di proprietà del signor Carlo Bartoletti di Costacciaro. Nell’800 tale coltura era, tuttavia, già praticata dai locali frati francescani minori conventuali.

Il frantoio dell’olio di Costacciaro fu, sin dalle sue origini, denominato “Il Montano”. Tale termine, che non ha nulla a che fare con la montagna, potrebbe, invece, essere verosimilmente derivato dal latino “molendinum”, “mulino”, nel modo in cui segue: “molendinum”, “molendanum”, “molentanum”, “moltanum”, fino ad arrivare a “montano”. “Il Montano” di Costacciaro, oggi di proprietà comunale e perfettamente conservato, ha funzionato fino agli anni Sessanta del XX secolo. Esso è formato da una macina per la pigiatura e la spremitura delle olive e da una poderosa trave in legno di quercia, alla quale è ancorato un enorme contrappeso di pietra (leva di 2° genere).

L’antico frantoio dell’olio di Costacciaro è ancora fornito di gran parte delle sue originarie strutture: la “macina frantoia”, che era fatta ruotare da un asinello, una grande pressa a contrappeso, un torchio ed un torchietto a vite di legno, alcune fustelle, un “caldaro” da una soma (1.50), ed un pozzetto.

Sul travone si notano, tuttora, le astine incise, con le quali veniva misurata la quantità di olive arrivata, o quella, d’olio, ricavata dalla spremitura delle stesse, mentre, in un cassetto del medesimo “Montano” giace il vecchio blocchetto d’appunti, sul quale si segnavano gli introiti e gli esiti del frantoio.

LE FASI DELLA LAVORAZIONE

  • Si inizia a lavorare di solito di notte. La prima operazione è accendere il fuoco e mettere a bollire l’acqua nel caldaio di rame che sarà necessaria nel corso della lavorazione.
  • Contemporaneamente, si inizia a macinare le olive mediante la rotazione della macina in pietra trainata da un animale, di solito un mulo o un asino, in un apposito locale.
  • La pasta ottenuta si versa nei diaframmi a sacco (“fiescoli” o “friscoli”), sulla bocca dei quali si mette, a mo’ di tappo, la pasta già pressata e quindi secca, si versa un boccale di acqua e si continua così disponendo un disco sull’altro fino ad esaurimento della pasta.
  • Si procede quindi a premere mediante la discesa della vite di prima pressione, nel frattempo si sta procedendo a molire altre olive e a caricare altri friscoli, che andranno alla pressa di prima pressione non appena svuotata.
  • Finita l’operazione, si scaricano i friscoli nella macina facendola girare appena due giri con un po’ d’acqua calda, si ricaricano i friscoli e si rimonta la colonna, questa volta per la pressa gigante o della seconda pressione.
  • Intanto il composto di acqua di vegetazione, acqua aggiuntiva e olio, derivato dalla prima pressione che dalla seconda è defluito nel mastello posto nella vasca sotto la griglia del pavimento.
  • Anche qui si aggiunge acqua bollente per facilitare il galleggiamento dell’olio per differenza di peso specifico.
  • Si procede alla raccolta dell’olio con un grande cucchiaio di rame, molto aperto, del diametro di circa cm 20. L’operazione cosiddetta di “sfioro”, richiede molta abilità per separare il più possibile l’olio dall’acqua di vegetazione che viene eliminata attraverso la fognatura.

LA MAPPA DEL MeTU

IL MUSEO A COSTACCIARO

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Antico Frantoio dell’Olio

Via Massarelli – Costacciaro (PG)

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Ingresso 2,00 €
(include inoltre la visita al Museo Laboratorio del Parco del Monte Cucco)

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