IL MUSEO

La presenza umana nel territorio di Fossato di Vico risale presumibilmente al II millennio a.C. con l’età del bronzo. Fu in questi luoghi che Umbri, Piceni e altri popoli dei versanti Appenninici si incontravano e scambiavano i loro prodotti, presso il valico appenninico. Nel III-II secolo a.C. i Romani costruirono una stazione di posta munita di cambio di cavalli, ristoro e un piccolo villaggio che prese il nome di “Helvillum”. La realizzazione della “via Flaminia” rese l’insediamento un importante vicus tanto da essere presente in tutti e quattro gli Itineraria romani. In seguito alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, alle invasioni barbariche e alla Battaglia di Tagina, “Helvillum” scomparve e un nuovo abitato fu edificato in una posizione più dominante, questa volta con un nome di origine bizantina “Fossaton” (fortificazione in altura), mentre il “di Vico” fu aggiunto nel 1862, dopo l’Unità d’Italia, per distinguere Fossato da altri omonimi, in onore del Conte “Vico figlio di Monaldo”, chiamato “il Lupo”. Il castello di Fossato, nel periodo medievale, rappresentò un punto strategico per tutto il nord-est umbro e fu conteso da Gubbio e Perugia. Ancora oggi conserva quasi immutati i suoi suggestivi caratteri medievali, con le sue mura, le torri, il reticolo difensivo e viario dei vicoli interni, con volte in pietra a tutto sesto, archi acuti e copertura in tavolati lignei, dove spiccano le Rughe, un camminamento molto bello e suggestivo. Il territorio comunale è pressoché diviso in una parte montuosa e una pianeggiante, delimitato dall’antica via Flaminia. La parte pedemontana è ricca di sorgenti di acqua, come il “Saletto” e la “Vercata”. Fossato ancora oggi è un importante centro viario, soprattutto per le comunicazioni tra i due versanti dell’Appennino umbro-marchigiano. Tra le varie manifestazioni, da segnalare c’è la Festa degli Statuti medievali (ogni secondo fine settimana di maggio), in cui si rievoca la vita e i mestieri del 1386, data in cui furono pubblicati gli Statuti del Castello di Fossato.

Il Museo: la sede e la raccolta

La raccolta civica, allestita nel 2001, è ospitata al piano superiore dell’edificio medievale che fu la prima sede del Comune e accolse poi il teatro comunale.

L’esposizione si svolge in due sale: la prima introduce la storia del territorio con l’aiuto di antiche carte geografiche, mappe e vedute (dal XVI al XIX secolo) e una selezione di oggetti dall’età romana all’età moderna. La seconda espone in sequenza cronologica ritrovamenti antichi e recenti che documentano, dalla preistoria all’età moderna, la vita di un’area la cui centralità è data, più che dalla grandezza e dalla ricchezza dell’insediamento, dalla progressiva organizzazione degli assi di traffico che qui s’incrociano.

Oltre a ritrovamenti isolati, sono esposti i materiali provenienti dalla zona di Aja della Croce, dove è stato identificato l’abitato antico, immediatamente a monte della chiesa di San Cristoforo, sullo sperone roccioso a picco sulla sottostante vallata. In quest’area, scavi eseguiti a più riprese tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento hanno individuato resti di una casa romana con pavimenti a mosaico e una cisterna, databile al I sec. a.C. Testimonianze di un edificio più antico (rocchi di colonne, capitelli) sono stati ritrovati all’interno della cisterna. Tra queste si segnala un’importante iscrizione in lingua umbra, che documenta il culto della dea Cupra.

La dea Cupra

Nel 1868 fu rinvenuta, in contrada Aja della Croce, un’iscrizione umbra risalente al II sec. A.C., ora conservata al museo Archeologico Nazionale di Perugia. L’epigrafe era incisa su una lamina di bronzo e fissata su un manufatto in terracotta interpretabile come l’imboccatura di una grossa cisterna. Il testo, in lingua umbra e alfabeto latino, ricorda la costruzione di un recinto e di una cisterna all’interno del santuario della dea Cupra. La realizzazione dell’opera, di cui si ricorda anche il costo (59 o 159 assi, secondo la lettura), fu creata da Vibio Vario e Tito Fulonio, che rivestivano la carica di marones: questa magistratura, documentata anche in altri centri umbri, era appunto preposta alla cura dell’attività edilizia. La dea Cupra era venerata in Umbria e nella vicina area picena. Suoi santuari sono localizzati a Colfiorito, Cupramontana e Cupramarittima. Secondo alcuni autori latini il termine italico Cuprius significherebbe “buono”. Cupra sarebbe dunque la “buona”. È però possibile che l’origine del nome sia riferibile all’appellativo “quella di Cipro”, cioè l’Afrodite cipriota che si trova spesso venerata, sotto diverse forme, nei porti della costa tirrenica e adriatica dell’Italia. Secondo il geografo Strabone (fine dle I sec. A.C.), Cupra sarebbe una divinità importata dall’Etruria. La diffusione del culto di Cupra interessa i punti nodali delle vie commerciali di terra (Cupramontana, Colfiorito, Fossato di Vico) o di mare (Cupramarittima), di cui la dea sarebbe stata la protettrice.

 

La via Flaminia

La via Flaminia fu inaugurata nel 220 a.C. dal censore Gaio Flaminio, magistrato incaricato del controllo delle opere pubbliche, all’indomani delle vittorie conseguite da Roma sulle popolazioni galliche stanziate nell’area padana. Tracciata per gran parte del suo percorso nel territorio umbro, conduceva da Roma alla colonia di Rimini fondata nel 268 a.C., e divenne il principale asse di collegamento con la penisola. Al suo ingresso in Umbria la Flaminia superava il Tevere su un ponte che dà il nome alla località moderna di Pile di Augusto, nel territorio di Otricoli. Dopo aver attraversato il centro di Oriculum si dirigeva verso Narnia (Narni), la prima colonia fondata da Roma in territorio umbro (299 a.C.). Qui si biforcava in due rami. Il percorso più antico proseguiva verso Interamna (Terni), fino a Spoletium (Spoleto) e, dopo aver toccato i centri di Trebiae (Trevi), Fulginae (Foligno), Nuceria (Nocera) e Tadinum (Gualdo Tadino), valicava l’Appennino al passo della Scheggia, il valico più basso dell’intera dorsale (642 m s.l.m.), collocato anticamente in territorio eugubino e raggiungeva il litorale adriatico a Fanum Fortunae (Fano), per poi piegare attraverso la colonia di Pisaurum (Pesaro) verso Ariminum (Rimini). Il ramo più recente, invece, si dirigeva da Narni verso Carsulae e Mevania (Bevagna), per raccordarsi al percorso principale in corrispondenza del Forum Flaminii, poco a nord di Foligno. Questo secondo tracciato, più comodo e più breve di quello per Spoleto, divenne con il tempo il più usato, tanto da essere identificato, a partire dal I secolo a.C., con la via Flaminia vera e propria. La via Flaminia, che tocca tutte le colonie fondate da Roma in Umbria, nasce come strada militare, funzionale in primo luogo agli spostamenti degli eserciti. La sua importanza giustifica la cura costante a essa riservata: alla fine del I secolo a.C. sarà lo stesso imperatore Augusto a promuovere un integrale progetto di restauro, con la ricostruzione di gran parte dei ponti e dei viadotti tuttora visibili lungo il percorso.

I ponti lungo la via Flaminia

A sud del paese, presso la località Palazzolo, è visibile un ponte romana che scavalca un corso d’acqua ora scomparso. Collocato leggermente più a ovest dell’attuale strada statale, indica il percorso antico della via Flaminia. Se ne conserva l’arco in grossi cunei di pietra sponga, risalente alla fine del I scolo a.C. Le spallette, costruite con blocchetti di calcare rosa, appartengono a un restauro databile al II scolo a.C.

Proseguendo verso nord, ai piedi del borgo medievale è visibile il ponte di San Giovanni, di cui si conservano parte dell’arco e le spallette in opera quadrata di calcare (la parte in mattoni è in restauro moderno). Oltrepassando il paese, poco a nord di Sigillo, si trova un’altra imponente struttura in località Ponte Spiano, dove la Flaminia antica coincide con l’attuale strada statale. Realizzata anch’essa in opera quadrata di calcare, ne sopravvivono l’arco e i poderosi contrafforti, la cui larghezza originaria era di circa 10 metri. Ancora più a nord, in corrispondenza del borgo di Scirca, la via attraversa il torrente omonimo sul cosiddetto ponte etrusco, integro fino alla seconda guerra mondiale, quando fu fatto saltare durante la ritirata tedesca. Nel sottostante letto del fiume sono visibili alcuni grossi conci dell’arco.

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