


Gubbio, nei suoi annali, contempla un illustre casato legato alla storia dei Templari: gli Sforzolini.
Battista Sforzolini fu intrepido cavaliere e sempre templare, o gerosolimitano, o giovannita (le interpretazioni sono varie) fu il cavaliere di Rodi Gudo Sforzolino, citato anche dall’insigne ecclesiastico e storico Bonaventura Tondi. In seno alla Chiesa di San Francesco a Gubbio, in Piazza 40 Martiri, l’antica Piazza del Mercato, vi è la Cappella Sforzolini, la quale è ubicata nelle adiacenze di quella sacrestia che, al tempo di Francesco, vedeva la presenza del fondaco della famiglia Spadalonga, la quale, com’è noto, accolse il Poverello, rifocillandolo e vestendolo. Nella Cappella Sforzolini campeggia il blasone dell’aristocratica famiglia: secondo i canoni della descrizione araldica, un leone rampante dorato in campo azzurro da un lato e tre bande rosse oblique n campo bianco dall’altro.
Chi oggi visita la Cappella in questione, affrescata dal Maestro espressionista di Santa Chiara, ha modo di vedere, fra l’altro, l’urna dei Beati francescani Bartolomeo da Gubbio (morto nel 1236), Tommaso da Gubbio (deceduto nel 1334), Pietro da Gualdo Tadino (passato a miglior vita nel 1367).
A proposito degli Ordini cavallereschi e della loro presenza a Gubbio, gioverà ricordare, come inciso, che un eugubino, Andrea di Ludovico, insigne quanto colpevolmente dimenticato, nel 1430 ricoprì l’incarico di Ministro generale dell’Ordine dei Crociferi.
Tornando agli Sforzolini, la memoria più antica del casato risale alla Figura di Forzolo, vissuto nel 1237, il cui figlio, Buonagiunta, nato nel 1258, generò Uguccio, il quale fu padre di Forzolo (identico nome del nonno, come era costume allora), il quale Forzolo fu genitore a sua volta di Niccolò, Capitano del Castello di Baccaresca nel 1389 ed il celebre Ser Guerriero, nella sua “Cronaca”, ne parla ricordando il suo ruolo di Gonfaloniere nell’atto di presentare ad Antonio da Montefeltro la richiesta di sottomissione della Città di Gubbio (egli “havea el sugello”, scrive Ser Guerriero) . Nipote di Niccolò, in quanto figlio del fratello Baldino, fu Gioacchino, nato nel 1418, estensore degli Statuti fiorentini. Nel 1447 nacque poi Giambattista, Cavaliere di Gerusalemme e, nel 1482, “Ambasciatore al Duca Guido Ubaldo I”, per citare la dizione riportata nell’Albero genealogico della famiglia, custodito presso la Biblioteca francescana di Gubbio. Nella sua monumentale “Istoria genealogica delle famiglie nobili toscane ed umbre” (vol. 6), stampata a Firenze dal Sanesi nel 1641, Eugenio Gamurrini (1620 – 1692), monaco benedettino cassinese e storico, sottolinea l’origine umbro-toscana degli Sforzolini, precisamente al confine fra le due regioni.
Il Lucarelli, nella sua “Memoria e guida storica di Gubbio”, identifica come eredi degli Sforzolini gli Scassellati di Gualdo Tadino, fra i quali quell’Antonio ricercatore e studioso della cultura popolare, autore di un pregevole manoscritto allegato ad una lettera inviata dallo stesso il 7 febbraio del 1900 da Gualdo Tadino, presente nell’Archivio Giuseppe Bellucci di Perugia (Busta Scassellati Sforzolini, Fascicolo 1, Foglio 8 non numerato). In questo scritto, compiamo un’immersione appassionante nel patrimonio folclorico e scaramantico della civiltà agro – pastorale: “la stalla deve essere fornita di pelo di tasso, contro l’invidia. Questo deve stare anche sulle funicelle della mangiatoia e in tutte le parti esposte alla vista. Alle bestie lanute ed ai suini, fiocchi rossi contro il malocchio; fiocchi rossi e pelo di tasso quando si portano le bestie al mercato”. L’interesse per la cultura popolare e per l’esoterismo doveva essere una caratteristica spiccata della famiglia Sforzolini, se è vero che una testimonianza documentale del 16 luglio 1611 racconta che Polidoro Sforzolini, uscito dalla Chiesa di San Domenico, viene arrestato dagli “sbirri” e condotto nelle prigioni di Urbino con l’accusa di aver avuto a che fare con faccende relative all’alchimia. Il nobiluomo viene poi liberato il giorno 18, non essendo emerse prove convincenti a suo carico, con l’intervento anche di Giulio Scorcelli, suo cognato in quanto Polidoro aveva sposato la sorella Artemisia.
Un altro documento, datato 3 giugno 1768, ci informa che il Contestabile cittadino Camillo Antonucci fa scarcerare Marco Minelli, accusato di furto di aglio ai danni di Domenico Sforzolini.











