





Francesco, nel suo itinerario spirituale e fisico (i due aspetti coincidono, come non mai, nella sua figura) incontrò personaggi importanti e meno importanti, nobili e di umile retaggio: con tutti seppe interloquire, interagire, ricevendo e prendendo da ciascuno il meglio, com’è proprio di ogni vita virtuosa. Nella galleria dei casati illustri e degli uomini insigni che hanno intessuto la trama della biografia francescana, non possiamo non inserire da una parte la famiglia Spadalonga, dall’altra il Conte Orlando Cattani di Chiusi. Per quanto concerne la prima, essa trae origine dal casato degli Spada, il quale ebbe, come ultimo emblema storicamente accertato, proprio del ramo romano e bolognese, tre spade a traverso coll’else in alto e le punte in basso da sinistra a destra in campo rosso; nel capo tre gigli in campo azzurro, secondo la descrizione particolareggiata compiuta da Oderigi Lucarelli nella sua opera “Gubbio, memorie e guida storica”. La famiglia Spada, secondo un manoscritto dell’Armanni conservato a Gubbio e citato dal Lucarelli, il quale sarebbe copia di un originale più completo presente a Roma, si riallaccerebbe alle mitiche figure di Alerano o Aleramo e di Alasia, figlia dell’Imperatore Ottone I.
La presenza, nella genealogia spadiana, di vari Alerano, Alasia (moglie del signore Pamfilio Panfili), Adelasia, sembrerebbero deporre a favore, quantomeno, di una plausibilità storica della tramandata ipotesi leggendaria. In un contesto storiografico che lascia meno margini ad incertezze ed aleatorietà, troviamo, nel XIII secolo, in vari documenti, un Berto detto Spadalonga, forse padre di Federico, Antonio e Giacomello, i tre fratelli che, secondo quanto si narra, avrebbero ospitato e vestito Francesco nel loro fondaco oggi compreso nell’area occupata dalla Chiesa di S. Francesco di Gubbio, in Piazza 40 Martiri, edificata nel XIII secolo. Della venuta del Poverello a Gubbio e del ricovero offerto allo stesso dal nobile casato sopra menzionato, vi è traccia vivida e tangibile anche a Palazzo dei Consoli, presso la sezione della Pinacoteca ospitata nell’antica sala delle adunanze: qui si può ammirare infatti un affresco del 1612 di Federico Brunori con San Francesco, la Lupa (presentata agli Eugubini come si narra nel XXI capitolo dei Fioretti), il Palazzo dei Consoli sullo sfondo (intento evidentemente meta – cronologico da parte dell’autore) e, nei riquadri, le scene della vestizione descritte nella Vita prima di Tommaso da Celano e nella Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio. Gli Spadalonga, mercanti di stoffe e tessuti esattamente come il padre di Francesco, Pietro di Bernardone, sarebbero dunque all’origine della storia del saio francescano.
Spostandoci verso l’area tosco – romagnola, abbiamo l’episodio legato alla figura del Conte Orlando dei Cattani di Chiusi della Verna: Francesco, giunto in predicazione a San Leo, avrebbe incantato la folla convenuta nel Paese con un’abilità degna del miglior istrione ed animatore. A rimaner colpito in modo particolare dal carisma del Santo fu il Conte Orlando, proprietario di vari appannaggi nel Casentino, il quale decise di donare a Francesco, il giorno 8 maggio del 1213, il Monte della Verna. Qui vi era un Castello, di pertinenza dei Cattani stessi, citato in un Privilegio di Ottone I del 7 dicembre del 967, all’interno del quale si confermano, a beneficio del nobile Goffredo, figlio di Ildebrando, vari castelli fra i quali quello in questione. Il Poverello salì al monte casentinese per la prima volta l’anno successivo all’atto di donazione, il 1214, accolto calorosamente dal magnanimo signore. Dieci anni dopo, il Santo qui avrebbe ricevuto le stimmate. Il casato dei Cattani dette vita, come quello degli Spada, a varie diramazioni: dall’originario nucleo casentinese di Chiusi derivò, ad esempio, quello dei Cattani di Brisighella, nella Romagna, con Cattaneo de’ Cattani, Vescovo di Rimini nel 1433 e, quattro secoli dopo, con Giacomo, Arcivescovo di Ravenna e Cardinale dal 1879 al 1888. Tornando al Medioevo, e più specificamente all’originario casato chiusino, la stella di quest’ultimo dovette pian piano oscurarsi nella seconda parte del XIII secolo, con dinamiche legate a lotte di fazione, invidie, volontà egemoniche da parte della Chiesa: il 29 ottobre 1261, Guglielmo degli Ubertini, Vescovo di Arezzo, dichiarò decaduti i Conti Cattani e si impadronì del Castello della Verna. Il sito religioso, però, faro di spiritualità e punto di riferimento imprescindibile per i fedeli, restò intatto ed anzi conobbe nuovi sviluppi ed ampliamenti: il Papa Alessandro IV (1254 – 1261) lo prese sotto la sua protezione, con contestuale inaugurazione, nel 1260, della rinnovata Chiesa di Santa Maria degli Angeli, alla quale si aggiunsero cappelle ed un piccolo convento. Nel 1274, in data 9 luglio, un atto notarile messo a lungo in discussione da alcuni nella sua originalità, ma che viene comprovato, se non altro, dalle vicende storiche coeve e successive, ribadiva la donazione del sito di Monte Penna ai Francescani, ad opera dei figli del Conte Orlando: Orlando, Cungio, Bandino e Guglielmo (o Guglielmino).









