Le opposte polarità del dialogo e dello scontro, ben rappresentate in queste due illustrazioni, sintetizzano ottimamente il clima delle Crociate, fatto storico nel quale confluiscono afflati spirituali, interessi economici, spirito di avventura, visioni teologicamente manichee ed altre improntate a curiosità, dialogo, scoperta. Come si legano le Crociate al clima storico nel quale Francesco visse? E come si collega questa temperie con la figura e l’opera di San Francesco? Andiamo per tappe. L’idea di Crociata matura nell’occidente cristiano e prende forma tra XI e XIII secolo; la prima Crociata viene bandita nel 1095, al Concilio di Clermont, da Papa Urbano II (Ottone de Lagery dei Conti di Chatillon), già monaco benedettino, con l’intento di liberare i Luoghi Santi dai Turchi Selgiuchidi che, a loro volta, dopo la conquista dell’Anatolia strappata ai Bizantini, avevano ereditato la Terra Santa dagli Arabi. Alessio I Comneno, Imperatore bizantino, chiese un aiuto giacché si trovava, pressoché solo, a fronteggiare l’ondata turanica, ma al tempo stesso vi era diffidenza reciproca fra Oriente ed Occidente ed i saccheggi compiuti da parte dei Crociati nelle terre orientali giustificheranno – ex post – molti di questi timori.  La Prima Crociata (1096 – 1099), con 10.000 uomini circa, reclutati in prevalenza nelle regioni franco – occidentali, si concluderà con la fondazione degli Stati crociati (Regno di Gerusalemme, Principato di Antiochia, Contea di Tripoli, Contea di Edessa) e l’affermazione di tre figure: in campo spirituale Pietro l’Eremita, grande animatore della Crociata, in campo militare Goffredo di Buglione, sovrano franco, e suo fratello Baldovino. Dal 1147 al 1150 si svolse la Seconda Crociata che sancì, fra l’altro, lo scacco nella riconquista del Principato di Edessa, passato alla parte avversa ai Crociati, e l’inizio dell’espansione in Egitto, teatro – come vedremo – dell’incontro fra San Francesco ed il Sultano. Animatore della Seconda Crociata fu, soprattutto e sopra tutti, Bernardo di Chiaravalle, monaco cistercense il quale ispirò la Regola dei Templari, Ordine che ebbe il suo riconoscimento con il Concilio di Troyes del 1228, con approvazione da parte di Papa Onorio II. Con un balzo cronologico, arriviamo al 1181 / 82: nasce San Francesco ed il clima di Crociata non si è affievolito; nella vita del Santo spicca un episodio in controtendenza, che attesta un diverso approccio all’Oriente musulmano da parte della Cristianità cattolica. La Terza Crociata del 1187 – 1192, svoltasi dunque nel periodo dell’infanzia del Poverello, aveva sancito la riconquista del Regno di Gerusalemme e della piena agibilità dei Luoghi Santi, mettendo in luce, nel campo musulmano, la figura carismatica del Saladino, sovrano kurdo che scalò il potere nell’ambito dinastico dei Fatimidi e si distinse per intelligenza e tolleranza, malgrado la leggendaria fama di “feroce” diffusasi in Occidente. Alla morte di Saladino, il suo Regno viene diviso tra i familiari ed Al – Malik al – Kamil, figlio del fratello Safedino, eredita le prerogative sull’Egitto. Proprio qui Francesco, accompagnato da alcuni suoi confratelli, nel 1219, nel corso della Quinta Crociata (1217 – 1221), sbarcò e si mise sulle tracce del Sultano, chiedendo ai soldati di incontrarlo; secondo alcune fonti, Francesco sarebbe stato malmenato dai pretoriani ayyubidi, mentre altre fonti escludono questo ed affermano che il Santo fu trattato umanamente, giacché i soldati riconobbero in lui una sorta di predicatore pacifico e sui generis, impastato del loro stesso sudore. La presenza del cappuccio sul saio di Francesco suggerì ai musulmani l’idea di un predicatore sufi (tale parola deriva proprio dal termine arabo indicante il cappuccio); il Santo, per far comprendere le sue intenzioni, avrebbe gridato “Soldano! Soldano!” (alludendo al Sultano) ed i soldati avrebbero abbastanza prontamente compreso il tutto, scortandolo fino all’accampamento del sovrano. Questi, infatti, dinanzi all’offensiva crociata che aveva condotto alla presa di Damietta, porto dell’Egitto orientale di strategica valenza, si era ritirato nell’entroterra, nella cittadina fortificata di Mansura. Qui avvenne l’incontro fra il Santo ed il Sultano. Quest’ultimo rimase colpito dalla spiritualità fresca e fervente di Francesco e lo colmò di doni; l’apprezzamento e la stima furono grandi anche da parte del Poverello, mentre per quanto riguarda gli inviti alla conversione, da una parte e dall’altra, vi è un’aneddotica per alcuni aspetti contrastante: da una parte Francesco avrebbe invitato il Sultano all’ordalia o prova del fuoco per stabilire quale fosse la fede vera: se il Sultano fosse uscito illeso, Francesco avrebbe abbracciato la sua fede. Il Sultano rifiutò, sostenendo che, nel caso di una sua conversione, i suoi soldati non avrebbero esitato ad ucciderlo. Il Sultano rimase impressionato da questa richiesta, anche perché la tradizione islamica aveva sempre narrato di un rifiuto dell’ordalia da parte dei cristiani arabi di Najar, al tempo di Maometto. L’afflato spirituale dialogante di Francesco, il coraggio di stabilire una relazione de visu con il Sultano, comunque si voglia interpretare tutto questo, dà il segno di un approccio diverso tra religioni, in un periodo di confronto certamente sanguinoso e senza spazio per irenismi di sorta. Stessa considerazione per la grande liberalità e tolleranza dimostrate dal Sultano, così come dall’altro regnante siriano Al – Mu’azzam, il quale dette un firmano o salvacondotto a Francesco. Si narra anche che Francesco, presente in Terrasanta, sarebbe rimasto ammirato dinanzi al canto del muezzin, così come alcuni suoi confratelli, giunti in Marocco, avrebbero apprezzato l’architettura islamica, con gli slanciati e leggiadri minareti delle moschee. Sempre stando all’aneddotica, Francesco, nel corso di un pranzo in Terra Santa, avrebbe sottolineato, dinanzi ad alcuni suoi confratelli convenuti per comunicargli gli sviluppi relativi alla vita spirituale del sodalizio, l’infondatezza delle nuove proibizioni decise riguardo al consumo di carne in certi giorni: “vi è un principio – avrebbe affermato il Santo – che vuole che si accetti ciò che viene offerto; ci è stata offerta carne, dunque consumiamo il pasto!”.