mappa insediamenti in Umbria

Il fenomeno del Francescanesimo comincia ad affacciarsi in Europa dagli anni 1207-1209 e ottiene una prima approvazione pontificia nel 1210. Esso è talmente rilevante da rinnovare gran parte della vita religiosa, sociale, economica e politica del mondo allora conosciuto; le idee che San Francesco incarnava interrogano un sistema socio-religioso che aveva perso di vista il significato della “povertà”, da sempre insito nel messaggio cristiano. Ciò determina la costruzione di un nuovo sistema di valori col quale verrà reinterpretato ogni settore della vita sociale e religiosa e che i frati trasmetteranno in Italia e oltre. Il “nuovo sistema” coinvolgerà anche la maniera di insediarsi nel territorio e sarà concepito come parte integrante della città.

In origine i primi insediamenti francescani nascono nelle zone che la città aveva rifiutato e tenute all’esterno delle mura urbane dove i frati assistevano quella parte di popolazione reietta. Questi insediamenti sono inizialmente costituiti da preesistenze o piccole edificazioni fatiscenti, come imponeva la Regola del santo, successivamente diventeranno sempre più importanti crescendo in qualità e dimensione con l’importanza stessa dell’Ordine. Nel corso del XIII sec. gli insediamenti francescani sono urbani e rurali: i primi vengono posti in rapporto con i centri cittadini a prevalente attività economica di tipo mercantile ed artigianale o con un centro amministrativo e politico, i secondi sono attivi nei centri di attività economica rurale e lontani dai centri abitati, alcuni hanno funzione di “romitorium” cioè luoghi isolati – in montagna o in zone boscose – di eremitaggio dove i frati si ritiravano per pregare, meditare e vivere in povertà seguendo l’ideale francescano di vicinanza alla natura e contemplazione. Tutti gli insediamenti, come detto, si collocavano principalmente su chiese, case o edifici preesistenti; essi potevano rimanere spesso di proprietà dell’ente o del donatore privato e passare in usufrutto ai frati, oppure erano costruzioni erette dagli stessi frati e solo nominalmente di proprietà di terze persone. Gli atti notarili sono le prime testimonianze di questi insediamenti, anche se considerate tardive dal momento che compaiono dopo il sorgere dell’insediamento stesso. E’ invece la tradizione locale la testimonianza del primo stabilirsi dei frati in una zona di cui, ovviamente, è difficile stabilire l’origine e la veridicità storica. Alcune di queste testimonianze tendono infatti a far risalire il periodo di fondazione al passaggio di Francesco o a donazioni di chiese, case o terreni che il santo avrebbe accettato: tenendo in considerazione che la cronologia dei viaggi di Francesco è estremamente problematica, si può affermare che le tradizioni circa le soste di viaggio del frate o di altri illustri personaggi del primo francescanesimo – anche quando non sono un documento probativo del fatto in sé – rappresentano un’importante testimonianza che effettivamente i francescani percorrevano un determinato itinerario.

Esaminando il 1230, anno della traslazione del corpo di San Francesco alla nuova Basilica di Assisi, come termine “ad quem” per studiare il fenomeno dell’insediamento francescano e prendendo in considerazione 190 insediamenti sparsi in alcune regioni d’Italia (Abruzzo, Emilia Romagna, Calabria, Lazio, Lombardia, Molise, Toscana, Umbria, Veneto e alcuni insediamenti dell’Istria e della Dalmazia), si desume che dei 190 insediamenti, le cui date di fondazione si distribuiscono in tutto l’arco del XIII sec., oltre 120 (circa il 70%) sono già fondati e operanti nel 1230 e di questi, circa 100 (cioè quasi il 55%), si presume durante la vita di Francesco. Di questo centinaio di insediamenti circa il 70-75% ha carattere urbano.

Quindi, dopo il primo periodo in cui il francescanesimo si caratterizza per l’assenza di dimore stabili, c’è poi un incremento con netta prevalenza di insediamenti urbani. I due tipi di insediamenti, urbani e rurali, hanno uno sviluppo cronologico pressoché parallelo, ma per una chiara tendenza dell’ordine a svolgere la testimonianza evangelica si è avuta poi una netta prevalenza numerica dei primi sui secondi. Guardando, in alto, la mappa geografica degli insediamenti si nota come essi si collochino sulle grandi vie di comunicazione e che tali insediamenti sono situati ad una giornata di cammino l’uno dall’altro; come siano arrivati ad una situazione così razionale per i loro itinerari è difficile dirlo, ma esaminando la mappa, si può osservare che la zona del centro Italia, dove si ha la prima diffusione del francescanesimo, è quella dove il manifestarsi degli insediamenti non sembra obbedire a nessun piano prestabilito. Gli insediamenti sembrano nascere quasi occasionalmente sia nei centri urbani che sulle grandi vie di comunicazione e sia in zone più solitarie. Mentre, se ci si allontana dalla zona del centro Italia andando verso nord, la situazione appare essere più ordinata, infatti i singoli insediamenti rappresentano punti di sosta di itinerari ben precisi. Questa distribuzione è collegata alle missioni apostoliche dei frati nei paesi d’oltralpe, che puntavano a fissare le loro prime dimore nelle città dislocate nelle grandi arterie stradali. Furono appunto le esigenze pratiche di questi viaggi a portare ad una pianificazione geografica degli insediamenti e a orientare la scelta verso i centri urbani e le principali vie di transito. Tale pianificazione venne agevolata dalla presenza di insediamenti già esistenti e, per adattare il percorso ad essi, vennero indubbiamente inseriti nella rete anche alcuni romitori. I romitori e gli insediamenti rurali appaiono incentrati soprattutto nell’Umbria e nelle zone limitrofi.

Considerando invece lo sviluppo degli insediamenti dopo il 1230, emerge un calo netto del numero rispetto agli anni precedenti: dai 190 insediamenti esaminati, si passa a una decina soltanto nel decennio 1230-1240 e ancora meno negli anni successivi. Non si tratta di una diminuzione dei postulanti anzi, il numero continua ad essere impressionante da costringere la dirigenza dell’Ordine ad una selezione più rigorosa delle richieste di accettazioni all’Ordine stesso. Il deflusso numerico degli insediamenti è causato da una sempre maggiore concentrazione dei frati negli insediamenti urbani, dove c’è maggior richiesta di servizio apostolico, dove i mezzi di sussistenza sono più abbondanti e accessibili, dove la sicurezza è maggiormente garantita e anche il reclutamento dei frati è numericamente più alto e culturalmente e socialmente più prestigioso. Questo fenomeno dell’incremento nei centri urbani è strettamente correlato alla ristrutturazione e traslocazione degli insediamenti urbani; subentra infatti l’esigenza di trasferire e/o ampliare enormemente gli insediamenti.

Tale condizione è decisamente opposta a quello che era il volere di Francesco e anche il neoeletto generale dell’Ordine Bonaventura da Bagnoregio si mostrò preoccupato, denunciando il fenomeno duramente nella prima delle sue Epistolae officialis, dando precise istruzioni per contenerlo entro i limiti che si confacevano alla scelta di povertà. Ma tra il 1257 e il 1280 la situazione sfugge al controllo: alcuni insediamenti rurali e romitori vengono trasferiti più vicino alle città, inglobati all’interno delle mura e, in alcuni casi, addirittura abbandonati. Sembrerebbe una vera e propria fuga da quelle situazioni di insicurezza economica e sociale: in questo periodo pochi insediamenti rurali sopravvivono, pochissimi ne sorgono e ovviamente, a livello organizzativo, data la loro natura di piccoli luoghi con pochi frati, tendono ad essere incorporati all’ambito giuridico del più vicino insediamento urbano. Anche se la dirigenza dell’Ordine cercava di salvaguardare il diritto di esistenza dei piccoli centri extraurbani garantendone la sussistenza, il fenomeno più rilevante che caratterizza la trasformazione istituzionale dell’Ordine rimane quello dell’accrescimento degli insediamenti urbani che diventano entità autonome nei confronti della struttura ecclesiastica locale e, spesso, considerate da quest’ultima delle concorrenti. Già la bolla pontificia emanata da Gregorio IX nel 1240 aveva obbligato i francescani a trasferirsi all’interno della cinta muraria delle città, coinvolgendoli quindi in questo processo di urbanizzazione che cambierà radicalmente la prassi iniziale degli insediamenti. In questo contesto   hanno inizio le divisioni interne nell’Ordine: gli “Osservanti” della Regola, cioè coloro che con più vigore osservano le origini del movimento francescano e coloro che, invece, vogliono adattare la propria vita ad esigenze più cenobitiche, i “Conventuali”. Queste due anime sono già individuabili ad Assisi quando, alla morte e canonizzazione di Francesco, si definiscono i due luoghi più rappresentativi del francescanesimo: il Sacro Convento, o tomba del Santo, in mano ai Conventuali, e la Porziuncola sede ufficiale dell’Ordine e degli Osservanti. I Conventuali costruiranno un sistema tipologico indipendente, che affonda le proprie origini negli edifici rurali umbri in particolare e nelle costruzioni benedettine in generale. Si tratta di organismi unitari con una loro logica e struttura, chiesa e convento annesso concepiti come un unico sistema, il chiostro è usato come cellula aggregativa, quasi un modulo espansivo. La maniera francescana conventuale di edificare, come in generale quella degli ordini mendicanti Domenicani ed Agostiniani, sarà caratterizzata da una certa enfasi sulla decorosa povertà e semplicità degli edifici sacri. Proprio durante il Capitolo di Narbona del 1260, vennero riconfermate le norme preparate nel Capitolo Generale del 1239 svoltosi a Roma; furono risistemate e completate sotto la sicura direzione di Bonaventura da Bagnoregio – dal 1257 al 1274 Ministro Generale dell’Ordine francescano, del quale è ritenuto quasi un secondo fondatore – e fissate in un corpo organico di leggi che hanno ricevuto poi il nome di Costitutiones Narbonensi. Diverse volte aggiornate e arricchite di altri Statuti e Atti Capitolari, le Costituzioni di Narbona hanno segnato le diverse tappe che ha vissuto l’Ordine, specialmente nei primi secoli della sua lunga storia. Severe furono le norme che i Frati Minori si diedero durante questo Capitolo, in particolar modo in fatto di edilizia. Lo Statuto narbonese, aveva in effetti concepito la costruzione di chiesa e convento in modo molto rigoroso: venne proibita l’eccessiva lunghezza, ampiezza ed altezza, così come un arredamento troppo sontuoso; le chiese non dovevano essere dotate di volte ad eccezione della cappella maggiore; la decorazione di pitture e vetrate veniva stabilita in maniera ben precisa; non dovevano essere innalzati campanili simili a torri. Tali imposizioni devono essere considerate come espressione di un nuovo Ordine volto a tener sotto controllo quella massiccia ed incontrollata proliferazione di chiese costruite a partire dal 1240 circa. Ma con l’inizio della costruzione della chiesa-mausoleo di San Francesco ad Assisi (1228-1230 Basilica Inferiore e 1253 Consacrazione Basilica Superiore), si cominciano a edificare i più svariati tipi di chiese, dalla semplice aula unica con tetto di legno fino alla cattedrale a volte. Era, dunque, già troppo tardi per intervenire con delle norme perché ben presto esse vennero scavalcate dalla prassi. L’esplosione di questa smania di costruire va vista anche sotto un altro aspetto: i francescani tendevano ad emulare, in molti centri, i conventi domenicani già esistenti e cercavano spesso di superarli con progetti di chiese sempre più grandiosi. Nonostante la crescita incontrollata di questo fenomeno, all’interno dell’ordine ci fu sempre una minoranza di frati che contestava questo modo di vivere la cristianità, una minoranza che sosteneva le preferenze ideologiche del Poverello di Assisi.