L’origine della devozione al cordone di San Francesco si fa risalire ad alcuni episodi della vita del Santo, in particolare ad alcune letture evangeliche ascoltate presso la chiesa della Porziuncola e relative alla predicazione affidata agli Apostoli. Secondo il racconto di Tommaso da Celano, autore della Vita del beato Francesco o Vita prima, Francesco dopo aver esclamato “questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore… tolse i calzari dai piedi, abbandonò il bastone, indossò una semplice tunica, sostituì la cintura con una corda”. Il gesto di Francesco rappresentava l’assunzione di uno stile di vita minore, la rinuncia alla vita agiata, alla sicurezza economica, al prestigio sociale, al potere. Da allora la tunica povera e spesso rammendata con le toppe, cinta alla vita con la corda di lana o di cotone, divenne l’abito dei frati e delle sorelle povere (Clarisse) che decisero di seguire il suo stile di vita e i suoi insegnamenti (foto). Il numero dei nodi presenti sul cordone poteva variare da tre a cinque. I tre nodi richiamavano i tre consigli evangelici o voti prescritti dalla Regola francescana ovvero Povertà, Castità e Obbedienza. Gi altri due nodi rimandavano alle Stimmate di Cristo e di Francesco. Il primo biografo di San Francesco, Tommaso da Celano, ci informa anche sulla devozione al cordone francescano da parte di Domenico di Guzman, fondatore dell’ordine dei Frati Predicatori chiamato poi dei domenicani. Egli lo aveva ricevuto in dono dallo stesso Francesco, dopo particolari insistenze, al termine del loro celebre incontro e lo indossava normalmente sotto la veste interiore. All’episodio dell’incontro tra San Francesco e san Domenico è dedicato uno degli affreschi del ciclo, realizzato tra il 1666 e il 1682, dal pittore bolognese Francesco Providoni nel cinquecentesco chiostro grande del convento della Porziuncola in Santa Maria degli Angeli (foto).  Fin dal XIII secolo si ebbe una grande diffusione di gruppi di cordigeri cioè fedeli che si cingevano i fianchi con la corda come segno di devozione, nel desiderio di emulare lo stile di vita umile e penitente di San Francesco. Erano organizzati in compagnie o confraternite laicali aperte a uomini e donne che si distinsero per le attività di sostegno ai bisognosi e anche per la committenza di opere artistiche di decoro dei luoghi dedicati alla memoria di San Francesco. La necessità di dare un sistema e una disciplina organica a questi gruppi di devoti, portò il papa francescano Sisto V ad istituire il 19 novembre 1585, con la bolla Ex supernae dispositionis (foto), l’Arciconfraternita dei Cordigeri o della corda di San Francesco, con sede presso l’altare maggiore della Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi (foto). La bolla papale conferiva al Ministro generale dei Conventuali il potere di erigere confraternite di Cordigeri nelle chiese del suo Ordine aggregandole all’Arciconfraternita di Assisi.  Successive bolle di altri pontefici conferirono questo potere agli altri gruppi francescani, quali gli Osservanti, il Terz’ordine regolare e i Cappuccini.  L’Arciconfraternita era responsabile del decoro della chiesa sepolcrale del Santo e doveva impegnarsi ovunque in opere di pietà e carità per accrescere il culto di San Francesco. Tra i Cordigeri illustri troviamo il pittore umbro Cesare Sermei che proprio in questa veste si ritrae nel celebre affresco raffigurante il Giudizio Universale, realizzato nel 1623 per la Basilica inferiore di Assisi (foto). La devozione al cordone di Francesco ebbe particolare diffusione tra il XVI e il XVII secolo proprio a seguito dell’istituzione dell’Arciconfraternita di Assisi. Oltre al già ricordato affresco del Sermei ricordiamo i due dipinti ad olio su tela rispettivamente di Ercole Ramazzani (Allegoria del cordone di San Francesco del 1589) e di Guglielmo Caccia (Allegoria francescana del 1593), entrambi derivanti da un’incisione del 1586 di Agostino Carracci intitolata San Francesco e i Cordoni (foto). A Gubbio una Compagnia del Cordone era proprietaria di un altare presso la chiesa di San Francesco, da cui proviene una pala raffigurante l’Allegoria del cordone di san Francesco. Il dipinto, realizzato all’inizio del XVII secolo dal pittore eugubino Felice Damiani ed esposto oggi al Museo Civico di Palazzo dei Consoli, è significativo per la presenza di figure e simboli tipici delle compagnie e delle confraternite di cordigeri, particolarmente devoti al cordone di Francesco ma anche ai Santi Antonio da Padova, Bernardino da Siena, Bonaventura da Bagnoregio, Lodovico da Tolosa, Luigi di Francia, Chiara d’Assisi ed Elisabetta d’Ungheria, all’Immacolata Concezione, all’Eucarestia, al Crocifisso. L’opera venne realizzata con il sostegno di due nobildonne eugubine, Teodora Andreoli e Camilla Baldinacci, appartenenti alla stessa compagnia e forse riconoscibili nei volti femminili raffigurati tra la folla, nella sezione centrale del dipinto. Di particolare rilievo è la figura del lupo ammansito accanto a San Francesco, emblema della sua forza pacificatrice e allusione diretta all’impegno dei Cordigeri nella promozione della riconciliazione. Nel 1612 la confraternita decise di rinnovare l’altare rendendolo più monumentale; furono quindi commissionati al pittore Bernardino Brozzi sei dipinti su tela con Storie della vita e miracoli di San Francesco, disposti ai lati della grande pala.  La devozione a San Francesco spinse non solo molti fedeli a cingersi i fianchi con la corda ma anche alcuni nobili a fregiarne i loro stemmi (foto). In Spagna addirittura le cosiddette Case del Cordon sono ancora oggi una testimonianza dell’uso decorativo del cordiglio francescano fin dalla fine del XV secolo. L’edificio più celebre di questa tipologia è sicuramente il gotico Palazzo del Conestabile di Burgos, che ospitò nel XV secolo lo storico incontro dei re Cattolici con Cristoforo Colombo (foto). Nella cappella delle Reliquie della Basilica assisana sono conservate numerose reliquie e oggetti appartenuti a San Francesco. Tra questi la pergamena con la Regola francescana approvata da papa Onorio III nel 1223, il saio grezzo di lana e il cordone oggetto della devozione (foto).