Chiesa della Vittorina, esterno
Immagine tratta da Sophie Jewett: “God’s troubadour, The story of St. Francis of Assisi”, New York, 1910

Sappiamo dalla storia scritta e tramandata che San Francesco, venuto a Gubbio con tutto il contorno di peripezie ed avventurosi fatti, dedicò particolare attenzione e sollecitudine ai diseredati e, in particolare, ai lebbrosi, ricoverati presso il lebbrosario dedicato a San Lazzaro di Betania. Questa istituzione benefica e, per quanto possibile con i mezzi di allora, salvifica, era ubicata nel luogo ove poi sorgerà la Chiesa di San Paolo, al termine di Via della Piaggiola sulla destra (scendendo dalla Porta di San Pietro). Quello di San Lazzaro di Betania era uno degli almeno quattro lebbrosari esistenti a Gubbio: gli altri erano l’Ospedale di Grimo (situato nella “piana” di Gubbio, al misterioso vocabolo Pozzogemolo, di ancora difficile individuazione), l’Ospedale di Santa Maria di Fonte Salice, verso San Vittorino, quello di Santa Maria Maddalena di Fassia e quello di Raggio, le cui denominazioni pochi dubbi lasciano alle rispettive localizzazioni, a sud e ad est del territorio. Agli antipodi di una visione persecutoria e marginalizzante, viva in seno a parte del popolo a partire dai primi secoli del Medioevo, il francescanesimo affermava, verso i derelitti, i malati, i colpiti da malanni e patologie di difficile od impossibile (allora) cura una visione umanitaria ed umanizzante, caritatevole nel senso del soccorso immediato e della visione della persona e della sua dignità. Al centro, per Francesco, c’è l’uomo con la sua dignità, da amare ed assistere, il fratello, non il “segnato da Dio”, da contenere e mettere in quarantena non tanto in quanto malato, quanto perché recante in sé i presunti segni di un peccato e di una teoria di “colpe” nemmeno tutte sue, come era nella visione di una parte tutt’altro che irrilevante del clero e del mondo secolare di allora, una visione che generava poi, nella logica della paura del contagio, anche risposte violente. Francesco certamente trova una struttura di ricovero siffatta a Gubbio, pertanto non è il pioniere di una certa assistenza, ma senz’altro è grande innovatore, rivoluzionario, per tutto quello che abbiamo detto sopra. Il patrimonio spirituale ebraico e cristiano, peraltro, offriva esempi edificanti nelle sue stesse Scritture, come possiamo vedere riferendoci all’episodio biblico di Naaman, guarito per intervento del Profeta Eliseo, dopo aver effettuato la provvidenziale abluzione nelle acque del Giordano (2 Re, 5), passando poi al Cristo taumaturgo guaritore di lebbrosi (Mt 8, 1-4; Mc 1, 40-45; Lc 5, 12-14; 17, 11-19).

San Lazzaro di Gubbio è dunque teatro di un’azione caritativa francescana che, in fondo, era ben inscritta nella sorte storica fin dal Santo eponimo del luogo: Lazzaro di Betania, o Eleazaro, fu protagonista del ben noto miracolo di Nostro Signore ed il suo nome è da secoli presente, nella liturgia del rito romano, nell’orazione In paradisum della Messa per i defunti. La Villa di San Lazzaro (per Villa si intende un insieme di abitati con predi o poderi afferenti) era più ampia di quella che oggi si intende come zona di San Lazzaro e comprendeva un territorio esteso, ancora nel XVIII secolo, per circa 6,6 kmq, procedendo da nord a partire dalla porta degli Ortacci fino a sud all’abitato di Cipolleto, da est dal Ponte della trave di Zappacenere (nei pressi del confine fra Cipolleto e Zappacenere, confine segnato dalle acque e dal passaggio di strade e sentieri di collegamento) fino ad ovest al Coppiolo (sotto alla ex centrale Enel, procedendo verso Fontanelle). Vi era compresa, dunque, la zona della Guastuglia (in parte), delle Ferratelle, di Orto Guidone e di altri vocaboli ed abitati che si possono visitare e vedere seguendo, ancora oggi, il corso del Camignano e del fiume di Zappacenere, pur nelle mutate condizioni antropiche dovute al progresso delle urbanizzazioni, con i cambiamenti del paesaggio ad esso correlate. Una parte consistente del territorio storico della Villa di San Lazzaro coincide, dunque, con il tracciato del Sentiero francescano E VEDE, SOPRATTUTTO, LA PRESENZA DELLA CHIESA DELLA VITTORINA.

Cenni storici significativi relativi al Lebbrosario:

29 giugno 1320: L’Ospedale di San Lazzaro “de Plano Eugubii” riceve un lascito da Donna Ricciabella del fu Pietro Gabrielli, già moglie di Armannuzzo de Lazzaronis “del q. S.A. 12 den. (denari)”.

1327. Un documento attesta il possesso, da parte dell’Ospedale di San Lazzaro, del Vocabolo Miliano.

1335. Un documento attesta un lascito di 20 libbre ravennati a beneficio dell’Ospedale.

10 gennaio 1440. Il Gonfaloniere ed i Consoli della Città di Gubbio vengono incontro alle esigenze dell’Ospedale di San Lazzaro con varie provvidenze. L’anno prima, con un documento del 16 agosto 1439, si denunciava lo stato di abbandono del luogo e si decideva di inglobarlo nelle pertinenze dell’Ospedale di Santa Maria del Mercato.