Gubbio è una delle città più significative per la storia di Francesco, in particolare per la sua fuga da Assisi e l’episodio dell’incontro con il Lupo. La città ed il territorio circostante, porta le tracce vivide del suo passaggio, della sua incredibile capacità di creare relazioni e rapporti, ed attraverso i luoghi più significativi, in un itinerario immaginario, ripercorrendo le strade, le campagne, gli abitati che hanno visto il passaggio di Francesco e che negli anni successivi ne hanno celebrato l‟impronta rivoluzionaria. Otto luoghi per otto racconti che ci portano sulle tracce di San Francesco.

BISCINA – Nella valle del Chiascio, tra i pendii boscosi si incontra Biscina. Il castello valse la vita di Guidubaldo da Montefeltro, riscattato dalla prigionia alla fine del Quattrocento con centomila ducati e due castelli, tra i quali proprio Biscina. Feudo dei conti di Coccorano nell‟antichità, il maniero si trova tra Gubbio, Perugia e Assisi. Arroccata su una morbida collina e immerso nella vegetazione, l‟imponente costruzione domina la valle del Chiascio, sin dal dodicesimo secolo. Passata attraverso varie proprietà, tra cui i Montefeltro, signori di Gubbio nel quindicesimo secolo, oggi si presenta in tutta la sua monumentalità per le notevoli dimensioni dell‟intero complesso, solenne e inespugnabile, contraddistinto da una magnifica torre merlata alla guelfa. Accedendo alla corte dall‟ingresso principale, si può riconoscere la torre maestra, ruotata e sporgente rispetto alle costruzioni che l‟affiancano. Le vicende di Biscina(foto 1), già al tempo di Francesco, sono legate a numerosi domini: la costruzione è nelle bramosie di molti poiché rappresenta un punto di avvistamento straordinario per debellare gli attacchi dei nemici. Oggi è sede di un‟azienda agrituristica.

CAPRIGNONE – Sui ruderi di una chiesa risalente alla fine dell‟undicesimo secolo e di un tempietto pagano situato a nord dell‟attuale Pieve di Caprignone(foto 2), i francescani ricostruiscono una chiesa più grande e un piccolo cenobio che, già al tempo della fondazione, entrano a far parte della custodia eugubina. Delle due costruzioni, oggi è visibile la chiesetta mentre dai pochi resti del monastero è possibile intuire l‟orientamento e la dimensione della struttura. Ci sono più tesi sull‟origine del nome Caprignone: un significato pagano che riporta alla tradizione longobarda di immolare una capra, oppure il riferimento al tempio della divinità Cupra. L‟assenza di decorazioni, lo spazio unitario delimitato da superfici nude, l‟utilizzo di materiali locali sono emblema dell‟essenzialità propria dei francescani, di canoni stilistici mendicanti tipici dell‟architettura religiosa del centro Italia in quell‟epoca. Si narra che la piccola chiesina abbia ospitato nel 1223 il primo capitolo dell‟Ordine dei francescani convocato fuori da Assisi.

SAN PIETRO IN VIGNETO – Percorrendo una strada sterrata piena di ciottoli, si incontra il monastero benedettino di San Pietro in Vigneto (foto3). L‟abbazia, situata lungo la via municipale che nel tredicesimo secolo collega Assisi a Gubbio, appariva più una fortificazione che un edificio religioso. Costruita dai benedettini con materiali recuperati dalle rovine di un tempio pagano dedicato a Marte Ciprio, era un rifugio perfetto per i pellegrini che, stremati dal cammino e dalla fame, la scorgevano da fondo valle e vi trovavano l‟accoglienza dei religiosi di Montelabate. La chiesina, che all‟interno conserva affreschi del quindicesimo secolo, si confonde totalmente con le altre strutture del complesso restaurato negli anni Novanta. Per oltre due secoli l‟enorme struttura venne abitata da un solo monaco, fino all‟annessione alla Mensa capitolare dei canonici di Gubbio avvenuta nel 1463. Anche oggi San Pietro in Vigneto è abitato. Negli ultimi anni, l‟eremo è stato recuperato e rilanciato dell‟eremita padre Basilio Martin, che ha offerto a lungo la sua assistenza spirituale ai pellegrini in sosta di preghiera.

ABBAZIA DI VALLINGEGNO – L‟affascinante abbazia benedettina di San Verecondo di Spissis svetta sulla collina di Vallingegno ed è citata in alcuni documenti a partire dal dodicesimo secolo. Verecondo era un giovane cavaliere gallico convertito al cristianesimo che venne martirizzato nel settimo secolo. La chiesa, una delle maggiori dei dintorni, il monastero e il campanile a vela, eretto sulla muratura della torre, formano il complesso attuale. All‟imponente struttura ben visibile anche da lontano sono legati molti fatti della vita di Francesco. Molto accreditata è la ricostruzione che fa coincidere l‟abbazia con il luogo in cui Francesco cerca rifugio, dopo essere stato aggredito nei pressi di Caprignone. L‟accoglienza del priore non è delle migliori: i monaci si trovano davanti un mendicante sporco, intirizzito, lacero e gli riservano le mansioni di sguattero. “Chiede l‟elemosina come un mendico e la riceve come uno spregevole sconosciuto”, scrive San Bonaventura. Anni dopo, quando la sua fama diventa grande in tutto il territorio, il priore torna a chiedergli perdono. Così nei frequenti passaggi verso La Verna, Francesco riceverà spesso ospitalità proprio a Vallingegno. Si narra, poi, che nella stalla del monastero Francesco si commuove per la morte di un
agnellino ucciso dal morso di una scrofa crudele. Il Santo non sa perdonare l‟animale e gli lancia una maledizione: la scrofa muore dopo tre giorni di sofferenze. Nei pressi dell‟abbazia, circondato da un muro di cinta e rinforzato da rivellini, sorge il castello di Vallingegno, costruito con ogni probabilità intorno all‟XI secolo. Al centro della struttura si erge una torre alta circa 20 metri in passato adibita a presidio militare; ai lati esterni ci sono altre due torri di minori dimensioni. Oggi il castello è proprietà privata.

SAN FRANCESCO DELLA PACE – Edificata nella prima metà del 1600 nel luogo dove, secondo la tradizione, il lupo di Gubbio è vissuto fino alla sua morte, la chiesa di San Francesco della Pace (foto 5) è situata in via Savelli ed è tuttora in custodia all‟Università dei Muratori e Scalpellini che si occupò della sua costruzione. Al suo interno è visibile la pietra, attualmente usata come mensa per l‟altare, sopra la quale, secondo la tradizione, Francesco predica al popolo eugubino e stipula il patto tra il popolo stesso e il lupo. Su di essa è scritto: “Havendo San Francesco con la santa croce humiliata fuor di Gubbio quella lupa che homini e bestie divorava con stupor del populo la menò qua et su la presente pietra predicando si fece dare la fede con la zampa con patto di non far più danno alcuno et con patto d’esser dalla città nutrita sì che attutti poi obbediente nella vicina grotta habitava”. Sempre all‟interno sono conservati conservati i Ceri „mezzani‟ e le statuette di S. Ubaldo, S. Giorgio e S. Antonio collocate in cima ai Ceri nella celebre festa del 15 maggio. Il quadro rappresentante la Madonna con il Bambino e Santi è opera di Giovanni B. Michelini da Foligno.

CHIESA DI SAN FRANCESCO – Tra le prime chiese dedicate al Poverello c‟è quella eugubina di San Francesco, edificata su parte delle proprietà della famiglia Spadalonga. Non si conosce la data d‟inizio dei lavori per l‟edificazione della chiesa e del convento annesso, ma la costruzione è fortemente voluta dagli eugubini subito dopo la morte del Santo, per il profondo legame e la devozione nei suoi confronti. La Chiesa di San Francesco di Gubbio (foto 6) si impone immediatamente per la grandiosità (una tra le più grandi dell‟Umbria) e per l‟elegante architettura. La struttura basilicale a tre navate è stata realizzata all‟esterno con conci di pietra bianca e rosata, di rara luminosità nei giorni di sole, mentre all‟interno i pilastri ottagonali e i cicli pittorici dell‟abside non scalfiscono la sobrietà d‟insieme della chiesa francescana. La cappella di sinistra ospita uno dei cicli pittorici tardogotici più importanti dell‟Umbria: opera di Ottaviano Nelli, eseguita tra il 1408 e il 1413 e dedicata alla Vergine. Nella cappella di destra, invece, sono presenti i resti dell‟antico fondaco dove, secondo la tradizione, l‟amico “ritrovato” Spadalonga veste Francesco con il primo saio, l‟abito dell‟ordine che si diffonderà in tutto il mondo insieme al messaggio del Poverello. Accanto alla chiesa sorge un grande convento che, proprio per la sua ampiezza, è definito Centocelle.

CHIESA DELLA VITTORINA – La tradizione vuole che qui il Santo di Assisi ammansisce con il segno della croce il lupo feroce che atterriva gli abitanti del contado di Gubbio intorno al 1222. L‟episodio miracoloso narrato nei Fioretti è uno dei più conosciuti al mondo e sulla veridicità storica si è dibattuto a lungo. E‟ possibile che il lupo, o la lupa, sia metafora di un bandito riconciliato con la città da Francesco, ma moltissimi studiosi parlano di un animale vero. Appena arrivato a Gubbio il frate di Assisi non aveva una fissa dimora, solo nel 1213 il beato Villano, vescovo della città, concederà ai frati di stabilire una sede nell‟antica Santa Maria della Vittoria. La costruzione originaria della chiesetta si fa risalire al secolo IX, nel punto in cui gli eugubini avevano battuto i saraceni. Per questo era stata chiamata Vittorina (foto 7). All‟interno, le pareti dell‟unica navata, vengono arricchite, nel Quattrocento, con decorazioni a fresco, mentre sono seicenteschi i quattordici quadretti con le storie della Madonna.

CHIESA DI SAN BENEDETTO VECCHIO – In collina, lontano dal centro abitato di Pietralunga, il pellegrino incontra l‟abbazia di San Benedetto Vecchio (foto 8). Risalente all‟XI sec., e fondata dal monaco eremita e dottore della chiesa, San Pier Damiani. A causa dei continui rimaneggiamenti cui è stata sottoposta, la struttura basilicale non conserva più l‟aspetto originario, del quale rimangono soltanto le decorazioni scultoree delle cornici sopra i pilastri. Nel XIV secolo il comune di Gubbio, vi costruisce una torre fortificata, sede di un piccolo presidio militare. Nel 1451 l‟abbazia è data in commenda e trasformata in parrocchia. Si vuole che San Francesco sia passato per l‟abbazia di San Benedetto di Podio. Fatto è che il padre Luca Waddingo nei suoi Annali, tomo I – carta 280, dice che il Serafico Padre nel retrocedere dall‟Alvernia nel 1224 transitò per Gubbio, e la strada comunale che in quei tempi dalla Verna e Città di Castello conduceva a Gubbio era quella di Pietralunga e di San Benedetto Vecchio sulla quale s‟incontravano il monastero di San Benedetto – uno dei più fiorenti del territorio eugubino – e due case ospitaliere presso i fiumi, cioè nella villa di San Benedetto Vecchio chiamata “de Massis” e l‟altra in parrocchia di Loreto che tuttora mantiene il nome di Ospitaletto.